L’artistica rappresentazione in oro rosa della superficie marziana, eseguita con indicibile abilità da maestri orafi, pone sotto i nostri occhi, nel sia pur piccolo spazio di una penna stilografica, la mappa fedele del pianeta rosso, i suoi deserti polverosi, le sue montagne, la luce magica di quel mondo misterioso con i suoi silenzi e la sua immobilità.
Vi ritroviamo l’Olympus Mons (il punto più alto) l’Hellas Planitia (il punto più basso), i crateri Herschel, Huygens, Schiapparelli, Cassini, Gale, Lowell, la Walles Marineris, l’incredibile sistema di canyons lungo, nella realtà, più di 4000 km e profondo fino a 10000 m.
Il ghiaccio secco (biossido di carbonio congelato) delle calotte polari è un susseguirsi di piccoli, luminosi diamanti fino a 2k.
Quattro rubini indicano i punti di atterraggio: in ordine cronologico troviamo la rappresentazione del Mars 3 (URSS) atterrato il 2 dicembre 1971 nella Terra Sirenum, del Viking 1, sonda americana atterrata il 20 luglio del 1976 nella Chryse Planitia e del Viking 2, altra sonda americana atterrata il 3 settembre dello stesso anno nell’Utopia Planitia. Infine troviamo la rappresentazione del Mars Pathfinder (USA) atterrato il 4 luglio 1997 nella Chryse Planitia, una zona di immensi canali conseguenza di grandi catastrofi scavati in poche settimane da giganteschi volumi d’acqua.
L’ora marziana è incisa sull’anellino terminale del portapennino su cui troviamo anche le date previste per i prossimi viaggi: 2025, 2026, 2027, 2028, 2029, 2030 all’interno della simulazione del tracciato di Schiapparelli.
Il fermaglio, lucido sul fronte, zigrinato ai lati, è un particolare del Quadrante Murale di Tycho Brahe, l’astronomo cui si devono le fondamenta delle odierne leggi del moto planetario potendo egli rilevare, grazie a questo sistema e con grande precisione, la posizione di un corpo celeste.
E infine il pennino, anch’esso in oro rosa, su cui appare il mezzo busto del dio greco, emblematica firma dell’ affascinante avventura. |
|